Il ciclo di conferenze sulla finanza pubblica, dal titolo “I conti in tasca allo stato” ha previsto anche un workshop laboratoriale. Il tema era quello del ruolo delle lobbies e dei portatori di interessi in relazione alla sessione di bilancio. A parlarne è stato Antonio Iannamorelli, direttivo operativo della società Reti Public Affairs, Lobbying and Communication.  

Iannamorelli ha descritto le attività che vengono svolte durante l’anno dai gruppi di pressione e ha spiegato che la professione del lobbista riguarda le carriere più diverse: per ogni provvedimento ci sono portatori di interessi diversi. Può capitare, nel corso della carriera di ciascuno, di avere a che fare con portatori di interessi oppure di diventarlo.

Una strategia di lobbying copre un percorso annuale. Il momento più intenso tuttavia, è quello che va da settembre a dicembre: la cosidetta sessione di bilancio. Il tutto comincia con la gara a chi entra in possesso per primo delle bozze di legge di bilancio che si riescono a ottenere e su cui si può quindi iniziare a lavorare.  Ogni emendamento che si andrà a proporre, deve avere una copertura di spesa. Il parlamentare più influente si misura in base a quanti emendamenti riesce a far passare, in sedute fiume che spesso si svolgono anche in orari notturni.

Ma come rappresentano gli interessi particolari? Per arrivare a portare una qualsiasi istanza di parte presso un decisore pubblico, occorre innanzitutto effettuare una “mappatura” dei decisori chiave. Qui entra in gioco una distinzione fondamentale: quella tra decisori formali e sostanziali. Non è detto che il titolare di una carica istituzionale sia quello che effettivamente incide sulle sorti di un provvedimento. Per questo è fondamentale comprendere gli equilibri politici su cui poter intervenire. Mappare i decisori chiave è il primo passo necessario per una strategia di lobbying efficace. In secondo luogo, è necessario stabilire quale narrativa abbracciare. Ecco che fare lobbying si intreccia inevitabilmente col fare comunicazione. Oggi con una serie di tweet ragionati si può influenzare un decisore pubblico, ad esempio.

Infine, la parte finale: il faccia a faccia col decisore. Iannamorelli spiega che l’immagine del “parlamentare tirato per la giacchetta” non è realistica. Nessun decisore pubblico sposerà una causa in cui non crede veramente. Il goal del lobbista è quando l’interesse particolare che rappresenta diventa interesse pubblico.

L’incontro è proseguito con una simulazione pratica, in cui gli studenti hanno potuto esercitarsi sulle diverse azioni da intraprendere per una strategia di lobbying. Il caso immaginato per il workshop ha riguardato proprio il tentativo di costuire un’azione di lobbying da parte della Conferenze dei Collegi di Merito, con l’obiettivo di aumentare la quota di fondi ministeriali ad essi destinati. Un esercizio utile per calarsi nella parte, che ha portato a soluzioni interessanti!