“Abbiamo un bisogno disperato di poesia”. É questo appello di Corrado Bologna, professore Ordinario di Letterature romanze medioevali presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, a racchiudere il senso dell’intero seminario primaverile 2021 tenutosi a Villa Nazareth tra il 25 e il 27 marzo dal titolo “Dante e la Commedia: un viaggio da riscoprire“.

A dare il via al ciclo di conferenze – trasmesse anche online – l’incontro con Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore presso Marvel e DC e dal 2015 al lavoro su un’edizione della Commedia commentata da Franco Nembrini. La seconda giornata è stata aperta da Corrado Bologna. Il suo intervento ha indagato la tematica del desiderio nelle tre cantiche della Commedia, a partire dal disio inteso come “vorticoso disordine” nel celeberrimo canto V dell’Inferno. A seguire, ha preso parola Marco Grimaldi, professore di Filologia della letteratura italiana presso l’Università Sapienza di Roma, con una relazione circa il desiderio di conoscenza nell’opera dantesca e in particolare nella figura di Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno.

Ad aprire l’ultima giornata di lavori del seminario primaverile la compagnia teatrale “Gli sbandati“, che ha proposto una lettura di passi scelti da ciascuna delle tre cantiche del poema dantesco. Sono poi intervenuti Filippo La Porta, critico letterario e saggista, su “La inattuale attualità di Dante”, e Franco Nembrini, insegnante, saggista e pedagogista, su “Paradiso: luogo di felicità e di bellezza”. Da contemporaneista, La Porta ha evidenziato la necessità di leggere i classici, tra i quali si pone anche Dante, “come se fossero scritti per noi, qui e ora” e proponendo al contempo una lettura particolare della cantica del Purgatorio. Nembrini ha invece dedicato il suo intervento a scardinare l’idea del Paradiso dantesco come cantica lontana e astratta, presentandola invece come raffigurazione “dell’Aldiqua visto dagli occhi di Dio, della fede”, luogo in cui si fa esperienza di felicità e beatitudine supreme.

Il seminario primaverile di Villa Nazareth è stato quindi un viaggio di riscoperta del poema dantesco, in cui la scrittura del Sommo Poeta è emersa più volte come mezzo capace di parlare direttamente al cuore del lettore a distanza di secoli.