¡Hola a todos! Mi chiamo Antonio e sono uno studente di Villa Nazareth. Attualmente frequento il quinto anno del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia presso l’Università Sapienza di Roma. Quest’anno ho deciso di mettermi alla prova e di vivere la mia esperienza accademica all’estero grazie al programma Erasmus. La destinazione? Oviedo, nel Nord della Spagna.
In realtà, devo ammetterlo, non era tra le mie prime scelte. Ricordo ancora la chiamata per l’assegnazione delle borse: pochi minuti per decidere e una città scelta quasi d’istinto. Non sapevo bene cosa aspettarmi e, inizialmente, non era esattamente ciò che avevo immaginato per me. Eppure, una volta arrivato, mi sono trovato davanti a una realtà sorprendente, molto più ricca e stimolante di quanto avrei mai potuto immaginare.
Credo profondamente che ognuno di noi sia guidato da un filo invisibile e che ogni esperienza, anche quella che sembra casuale, abbia un significato preciso nel nostro percorso di crescita. Per me Oviedo è stata proprio questo un’occasione per crescere, maturare e, in un certo senso, reinventarmi. Dal punto di vista accademico, l’università si è rivelata subito molto diversa da quella a cui ero abituato. I tirocini e le attività pratiche occupano uno spazio centrale e sono decisamente più numerosi e strutturati rispetto all’Italia. Questo approccio mi ha permesso di comprendere meglio le realtà cliniche e di sentirmi più coinvolto nel mio percorso di formazione. Il metodo di insegnamento, inoltre, punta molto sulla valorizzazione dello studente, accompagnandolo nella costruzione della figura professionale e umana del medico che sarà un domani.
Accanto allo studio, però, ci sono anche le relazioni, che in un’esperienza come l’Erasmus assumono un valore enorme. Quelle che ho costruito qui, giorno dopo giorno, ma anche quelle che ho lasciato a casa e che continuano ad accompagnarmi, nonostante la distanza. Partire mi ha fatto capire quanto fossero importanti entrambe e quanto, in fondo, siano proprio i legami a dare senso ai luoghi che attraversiamo.
Da questo punto di vista, l’esperienza della mobilità all’estero mi ha insegnato due cose fondamentali. La prima è la costanza: la stessa che serve nello studio quotidiano e nel mantenere il proprio equilibrio personale, e che diventa indispensabile anche nel prendersi cura dei legami con chi si trova lontano. Prima di partire, infatti, portavo con me molte paure, soprattutto legate alla mia relazione sentimentale, e temevo che la distanza potesse mettere in discussione ciò che avevo costruito. In realtà è successo l’opposto!
La lontananza mi ha insegnato un modo nuovo di esserci, fatto di attenzione, impegno e presenza autentica, e mi ha unito ancora di più alla persona che ho accanto, dimostrandomi che un rapporto può crescere e rafforzarsi anche quando i chilometri sembrano dividere. La seconda cosa che questa esperienza mi ha insegnato è che casa non sono i luoghi che abiti, ma le persone che vivi. Quelle con cui condividi il tuo tempo, i pensieri, le difficoltà e i momenti più semplici della quotidianità.
Le persone con cui puoi essere davvero te stesso, che ti valorizzano e che impari, a tua volta, a valorizzare. Tutto questo, ovviamente, l’avevo già sperimentato in residenza: vivere in comunità ti mette in contatto con persone che fanno parte della tua quotidianità quasi automaticamente, creando una sorta di “famiglia” che ti accompagna. Fuori da Villa Nazareth, invece, la dinamica cambia profondamente: non è più una famiglia che ti capita, ma sei tu a doverti affermare con gli altri e a costruire attivamente le tue relazioni. A volte sei tu a metterti in cerca di persone con cui condividere esperienze e momenti, altre volte ti ritrovi legato a qualcuno quando meno te lo aspetti. È una consapevolezza profonda, che va oltre questa esperienza e che so porterò con me anche una volta tornato.
Infine, un ruolo fondamentale lo ha avuto anche l’esperienza in residenza universitaria, che mi ha permesso di adattare la mia routine a un nuovo contesto e di affrontare le sfide quotidiane con spirito costruttivo, pazienza e determinazione. La vita comunitaria, più di quanto si possa immaginare, si è rivelata una vera scuola di maturità, capace di insegnarti a crescere non solo come studente, ma anche come persona.
Ora mi aspettano ancora diversi mesi di mobilità. Molti luoghi li ho già scoperti, molte esperienze le ho già vissute, ma so che ce ne sono ancora tante pronte a sorprendermi. Ed è proprio questo il bello: lasciarsi stupire, giorno dopo giorno.
Un saluto a tutti e ¡hasta luego!
