Al via il ciclo di conferenze dal titolo “I conti in tasca allo Stato – comprendere la finanza pubblica” con il prof. Carlo Cottarelli

Approfondire la conoscenza della situazione economica del nostro Paese e, soprattutto, le cause che hanno condotto allo stato attuale delle cose è
una tematica tanto importante quanto vicina a ogni cittadino italiano. Il nostro primo relatore è il prof. Carlo Cottarelli, economista, direttore degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale e noto ospite in molti programmi televisivi nazionali. Hanno moderato l’incontro il dott. Daniele Fiore di Vito, ex studente del collegio, e Giacomo Baiocchi, nostro studente.

La domanda di partenza è stata: “Perché l’economia italiana non ha visto crescita nell’ultimo ventennio?”. Cottarelli cerca di dare una risposta al quesito nel suo ultimo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Nel testo il professore analizza i sette “peccati”,  i sette fattori che si oppongono alla crescita del nostro paese.

Di questi, ben sei erano insiti nel tessuto economico-sociale italiano, già da prima del critico ventennio; ciò dimostra che, sebbene abbiano un peso negativo sullo sviluppo economico, non ne sono i diretti responsabili. Ciò che è avvenuto vent’anni fa è stato l’avvento dell’Euro, con cui l’Italia trova tuttora difficoltà a convivere. “Sono convinto che possiamo restare e crescere nell’Euro”, ha detto il professore. “Risolvere i primi sei peccati”, aggiunge “ci aiuterà a crescere nell’Euro”.

Il primo dei sette peccati è l’evasione fiscale. In Italia l’evasione fiscale è nettamente maggiore che negli altri paesi europei. Se la media europea è 11%, quella italiana al 26-27%, con una cifra stimata di almeno 130 miliardi persi all’anno.  

Il secondo è la corruzione. Quantificare la corruzione è più difficile, ma ci sono alcuni indicatori, come quello della percezione della corruzione e dell’esperienza diretta tramite sondaggi nella popolazione.

Il terzo è la eccessiva burocrazia, intesa come complesso labirintico di norme e leggi che rallenta l’attività delle pubbliche amministrazioni e scoraggia l’iniziativa economica nel nostro Paese. Tutto ciò si traduce inoltre in costi elevati di gestione e in un rischio maggiore di elusione delle regole.

Il quarto è la lentezza della giustizia: il professore la individua come una delle principali cause che allontanano gli operatori economici stranieri dal fare investimenti in Italia.

Il quinto è il crollo demografico: si dimostra statisticamente che una popolazione più giovane determina una maggiore crescita economica.

Il sesto è lo storico divario tra il reddito del Sud e il resto del Paese.

Dunque quale può essere la “ricetta” per venirne fuori? La strada da seguire è quella che porta ad una programmazione di interventi a lungo termine che dia risultati fecondi col tempo: su questo punto si gioca la scommessa(anche politica!) dei prossimi anni.